mercoledì 21 dicembre 2016

Che ansia il Natale!!

Tra Ottobre e Novembre le persone più sensibili alle festività natalizie iniziano a preoccuparsene. Individuare i regali, fare un giro per i negozi, e spendere i soldi per comprarli. In questo articolo parleremo di quelle manifestazioni caratteristiche dell’ansia e del disturbo da attacchi di panico, nello specifico della cornice delle festività natalizie.
Il periodo che caratterizza il mese di Dicembre è caratterizzato dal caos, il traffico, le file infinite alle casse, le file in profumeria e nei negozi di turno per impacchettare i regali con stile, i messaggi di auguri e i regali forzati. E che terrore poi scrivere quei bigliettini. A volte si va proprio oltre. A volte un biglietto 3x2cm con una scritta gigante: “Buon Natale”. E poi organizzare il cenone, cucinare, mangiare senza fine e poi ripulire. Rivedere i parenti indesiderati ed essere costretti a passare del tempo con gli amici che spuntano soltanto per le feste. E’ proprio spesso nella declinazione del verbo “costrizione” che si crea il germe per un attacco di panico. Le persone con una struttura di personalità simile e sensibile a questa organizzazione di senso, sentono che il loro dominio di libertà è limitato, per questioni affettive, psicologiche individuali e relazionali non adeguatamente risolte e di conseguenza ad un livello di consapevolezza basso, che non consente alla persona di potersi spiegare cosa fa. In tanti pensano ai “regali”. Pochi discernono “regalo” da “dono”.
Ma è bene abituarsi subito all’idea che ognuno prova la “sua ansia” e questa non può essere compresa studiando nozioni, ma facendo un lavoro su di sé. Le declinazioni dell’ansia sono come i colori dell’arcobaleno, e in ciascuno di questi altrettante sfumature diverse. Individuare la propria significa poter osservare le proprie manifestazioni d’ansia avendo chiaro il proprio funzionamento psichico. Questo è stabile nel tempo e costituisce il nostro senso d’identità.
Lo scorso anno un sondaggio condotto dall’Eurodap (Associazione Europea per i disturbi da attacchi di panico) ha rivelato che per molti italiani il periodo delle festività rappresenta un evento perturbante il proprio equilibrio psichico in senso negativo. Infatti:
7 italiani su 10 non vivono le feste natalizie con alcun tipo di entusiasmo, e anzi l’ansia è il sentimento più diffuso
8 su 10 hanno paura del caos e del traffico di questi giorni
7 su 10 sentono che questo periodo sia rischioso a causa del terrorismo
1 su 2 non si muoverà da casa a causa di difficoltà economiche e per paura degli attacchi terroristici
Inoltre, durante il periodo delle festività natalizie ci sono parecchie persone che sperimentano forti livelli di solitudine, depressione, ansia e/o malinconia; si stima infatti, che ogni anno circa l’80% della popolazione soffre, in misura maggiore o minore, di almeno uno di questi sintomi. Secondo alcuni studi,  il numero di suicidi dopo le feste natalizie aumenta fino al 40% e le visite psicologiche e/o psichiatriche, in seguito ad una forte depressione, sono quasi raddoppiate.
 Già da qualche anno il 70% delle persone afferma che questo “Non sarà un Natale gioioso”, mentre per otto italiani su dieci la paura del caos e del traffico “ha preso il posto della gioia”. 8 su 10 hanno paura del caos e del traffico di questi giorni. 7 su 10 sentono che questo periodo sia rischioso a causa del terrorismo. 1 su 2 non si muoverà da casa a causa di difficoltà economiche e per paura degli attacchi terroristici. A questo si aggiunge anche quella fetta di persone che invece soffrono di una sorta di “ansia da prestazione” per le feste. 
Le cause di queste esperienze negative durante il periodo natalizio, risiedono spesso nelle nostre aspettative, soprattutto nella tipologia di “ansia da prestazione”; vale a dire, l’immagine che abbiamo del Natale come evento, genera determinate aspettative e quando non vengono soddisfatte o risultano meno soddisfacenti del previsto, provocano frustrazione. In generale possiamo anche dire che alcune persone sono più sensibili di altre al giudizio altrui, e in questo senso più predisposte a sviluppare questa tipologia di ansia. Il Natale funge da detonatore di questa area di significati. In realtà le persone ne soffrono sempre, anche se in altri periodi dell’anno sono più compensati dal punto di vista psicopatologico.
Diverse sono le persone che si muovono in anticipo per acquistare i regali (già a Ottobre o addirittura nel periodo di saldi). Possono sviluppare attacchi di panico nel momento in cui i loro piani (aver visto un regalo e attendono i saldi etc…) vengono disattesi o non va esattamente come ci si era aspettati. In realtà sviluppano attacchi di panico perché hanno sperimentato di aver perso il controllo, e questo è per loro fonte di paura. Non hanno potuto controllare totalmente un evento.
Ci sono poi le grandi aspettative che vengono determinate in gran parte dalla società. In effetti, sin da piccoli, ci hanno trasmesso l’idea che in questo periodo tutto sia divertente e che il cenone della vigilia sia un momento di incontro con le persone che amiamo. Molti di noi sanno che molto spesso questo non succede, e che si starà a cena anche con persone che si vedono una volta l’anno.
In questo senso la psicopatologia va letta con più lenti: uno sguardo all’individuale, uno alle relazioni, uno all’affettività e il momento esistenziale della persona, l’altro sicuramente la matrice culturale e come questa si è inserita nella storia di vita della persona.
Dovere o piacere?
Il Natale si sa, per tanti implica degli “obblighi” che possono generare momenti di grande stress: ad esempio il fatto di dover trascorrere del tempo con persone diverse da noi, con le quali non abbiamo molto in comune, gli “obblighi” dei regali comandati e non sentiti con il cuore (come nel caso dei “doni”), le cene formali e superficiali. Obblighi intesi come forzature, che ci imprigionano nelle circostanze senza la possibilità di fuggire da esse.
L’idea di non essere all’altezza è un’altra area di stress psicologico che genera ansia e fa sì che quello che dovrebbe essere un momento sereno, diventi una situazione di pura tensione, alimentando così il malessere.
Un altro dei motivi che possono farci vivere male il Natale è la sensazione di non aver raggiunto gli obiettivi che ci eravamo prefissati nel corso dell’anno, i famosi e inutili “tiriamo le somme”. In realtà, il Natale implica la chiusura di un periodo e l’inizio di un altro, quindi è normale che torniamo a guardarci indietro per analizzare l’effettivo cammino percorso; se abbiamo vissuto un anno negativo e i nostri obiettivi non si sono concretizzati, è normale che ci sentiamo depressi e demotivati. Ma è sempre bene non guardare solo il tempo cronologico, ma anche quello interiore.
Ci possono essere poi strutture di personalità che durante il periodo delle feste sentono molto forte il senso di perdita. Lutti non elaborati, separazioni, rotture di legame. Questi in generale i temi più importanti che potrebbero portare ad una manifestazione di ansia o forti crisi depressive.
Abbiamo poi una casistica di persone molto abitudinarie, poco creative nello scegliere i regali, quelle che contano il budget (20 euro per ognuno per esempio) che in questo periodo potrebbero invece venir perturbati da temi affettivi che non riescono a controllare o gestire e in questo sviluppare attacchi di panico o ansia. Insomma spesso entrano in ansia perché non sanno se è giusto pensare una determinata cosa, o ancora, se quello che hanno “provato”, per esempio nell’acquistare un regalo fuori budget, è giusto o sbagliato. Da li una spirale di pensieri tra vantaggi e svantaggi, senza fine, e spesso a seguito dell’evento perturbante (aver comprato un regalo non esattamente congruo con ciò che si ritiene sia giusto per il Natale o per quella persona), l’ansia.
Da questa breve descrizione si evince che l’ansia non è uguale per tutti e che in ogni persona costella aree di significato personale che andrebbero comprese e inserite in una trama narrativa legata alla propria storia che, nello scompenso (per vari motivi come scritto sopra) vede lo scollarsi tra la parte di sé che esperisce la situazione e la parte di sé che spiega a se stessi ciò che si è fatto. Insomma, un discorso da officina di psicoterapia! E’ sempre bene non sottovalutare queste manifestazioni perché da un lato rappresentano sicuramente fonte di sofferenza, dall’altra una possibilità di comprendere maggiormente sé stessi. Lo stesso scollamento di aree legate all’esperire avviene anche in altri contesti e situazioni. Lo sviluppo di ansia e attacchi di panico indica che le risorse per la comprensione non sono più sufficienti e si ha necessità di un aiuto più profondo. La sofferenza non sono i sintomi neurovegetativi dell’ansia, ma le emozioni sottostanti che quell’evento ha suscitato, nel caso del periodo in questione, le festività natalizie.
Iconografia dell’attacco di panico
Skrik è la famosa opera di Edward Munch del 1893 che noi italiani chiamiamo L’Urlo.
L’opera rappresenta l’angoscia e lo smarrimento che furono caratteristiche della vita di questo pittore norvegese.
Probabilmente, nell’intento di immortalare un attacco di panico, Munch rappresenta nell’opera un’esperienza vera.
Munch passeggiava con alcuni suoi amici su un ponte della città di Nordstrand, la quale oggi è divenuta un quartiere di Oslo. Ad un certo punto fu preso dal terrore. Su un suo diario descrisse quell’esperienza:
« Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad una palizzata. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura… e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura. »
Un caso clinico
Luisa è una ragazza che nel 2014 ha 23 anni, studentessa universitaria. Vive a casa sua con la madre, padre ed una sorella più piccola. I suoi genitori da qualche tempo litigano spesso. Attualmente Luisa ha stretto una relazione con Marco, un collega di Università. Richiede una consulenza psicologica a seguito di una visita al Pronto Soccorso per un’improvvisa tachiacardia, formicolio al braccio, oppressione al petto. Al primo incontro Luisa si presenta puntuale, ben curata nell’abbigliamento e nella persona. E’ rigida nella postura e sta seduta sul bordo della sedia. Sembrerebbe un po’ intimorita. Il suo volto è teso e non sorride quasi mai. Dalla storia di Luisa emerge che negli ultimi due anni ha sofferto di attacchi di panico, uno alla settimana. Riferisce di sentirsi molto ansiosa, e di avere difficoltà a gestire le sue emozioni. Dal primo attacco di panico in poi, Luisa alterna dei periodi in cui riesce a svolgere normalmente le sue attività, a periodi in cui non riesce nemmeno ad uscire di casa a causa di diverse paure. In preda dall’ansia si sente bloccata e limitata in tutte le sue attività.
Nei periodi in cui sto bene non ho difficoltà a fare tutto“.
Non è raro sentirmi sicura ed indipendente. Sono sempre stata una persona iperattiva.
Ho svolto sempre tante attività e non ho mai avuto problemi a spostarmi. Ed in questo mi riconosco.. Quando invece ho l’ansia mi sento limitata, ho persino paura di prendere un ascensore o guidare in macchina. Temo che l’ansia sopraggiunga, e lentamente si fa sempre più forte in me il pensiero “perderò il controllo anche questa volta“. Mi sento bloccata. Come faccio ad esempio a prenotare una vacanza dopo gli esami o ad andare a ballare se poi mi sento male?
Mi sento triste e debole.
Come sarà il mio futuro se continuerò ad essere così?”.
Luisa si è rivolta al Pronto Soccorso perchè l’ultima volta l’attacco di panico è stato più forte del solito.
La Madre: “Ho visto il terrore nei suoi occhi e ho pensato che stesse molto male ed ho deciso immediatamente di portarla all’Ospedale. Temevo per la sua vita“.
I brevi elementi della storia di Luisa sono solo un esempio di tanti che descrivono Il disturbo di panico.
Come si manifesta e come si affronta?

Il disturbo è una tipologia di disturbo d’ansia, caratterizzato da frequenti ed inaspettati attacchi di panico. Ciò che definiamo ansia non è l’emozione coinvolta negli attacchi, ma la sua attivazione. Mentre la paura è spesso l’emozione provata da chi soffre di attacchi di panico. Il panico è una sfumatura dell’emozione di paura. Nel loro aspetto funzionale hanno il compito di segnalare situazioni pericolose o spiacevoli, mediante le modificazioni fisiologiche prodotte dall’adrenalina che entra in circolo nel sangue. Entro certi livelli, dunque, l’ansia e la paura sono necessarie a ciascuno di noi in quanto ci consentono di affrontare le situazioni temute ricorrendo alle risorse mentali e fisiche più adeguate. Per esempio possiamo sperimentare paura in una situazione in cui ci troviamo ad attraversare la strada ed ad un certo punto sentiamo il clacson di una macchina. Il segnale ci avvisa che probabilmente la macchina potrebbe investirci. In preda alla paura ci metteremo in salvo.
Contrariamente si ha un attacco di panico quando l’ansia o la paura provate sono così intense da produrre alcuni dei seguenti sintomi mentali e fisici:
manifestazioni cardiache quali palpitazioni o tachicardia;
sensazione di asfissia o di soffocamento;
dolore o fastidio al petto (es. senso di oppressione toracica);
sensazioni di sbandamento o di svenimento (es. debolezza alle gambe, vertigini, visione annebbiata);
disturbi addominali o nausea;
sensazioni di torpore o di formicolio;
brividi di freddo o vampate di calore;
tremori o scosse;
bocca secca o nodo alla gola;
sudorazione accentuata;
sensazione di irrealtà, tendenza a raccontare l’esperienza “come se”;
sensazione di essere staccati da se stessi;
confusione mentale;
paura di perdere il controllo o di impazzire;
paura di morire.
Le descrizioni di attacchi di panico hanno spesso delle caratteristiche comuni: “Mi sento morire..” , “Ad un certo punto mi manca l’aria“, ” Il cuore batte fortissimo“, “Ho paura di impazzire“, ” Ho paura di perdere il controllo“, “Nessuno può capire quanto soffro“.
Inizialmente a segnalarci il sopraggiungere di una crisi di panico sono delle variazioni neurovegetative nel nostro corpo. Ogni attacco di panico può durare dai 20 ai 30 minuti e a seguito della paura il soggetto può cercare aiuto.
Le persone che soffrono di attacchi di panico si concentrano sull’intensità dei sintomi fisici. Questa tendenza a concentrarsi sui sintomi fisici porta ad una convinzione di avere un grave problema organico, spesso cardiaco, che orienta il soggetto a richiedere un intervento al Pronto Soccorso. Tendenzialmente il cuore aumenta il numero di pulsazioni, si percepisce un senso di vertigine, e col passare dei minuti sembra che il disagio cresca verso livelli insostenibili. Il pensiero che accompagna queste sensazioni è: “avrò un infarto e morirò” oppure “sto impazzendo, perderò il controllo delle mie azioni“.
A seguito degli attacchi di panico alcuni soggetti possono sviluppare agorafobia. Questo significa che si inizia ad evitare tutti quei luoghi dove si teme che l’attacco di panico possa accadere, oppure tutti quei luoghi dove sarebbe realmente molto difficile chiedere aiuto. Quando l’agorafobia diviene un sintomo più forte, la persona non riesce più ad uscire di casa.
L’esordio del disturbo avviene in genere nel giovane adulto e il sesso femminile sembra essere quello maggiormente colpito.
E’ necessaria una diagnosi differenziale, ovvero si devono escludere patologie di tipo internistico sopratutto a carico dell’apparato cardiaco e respiratorio. Per esempio spesso i soggetti vengono monitorati nella loro attività cardiaca attraverso esami come Holter ecc…
Il disturbo di attacchi di panico può essere trattato sia attraverso una psicoterapia sia attraverso l’utilizzo di psicofarmaci.
La combinazione di psicoterapia e psicofarmaci è sicuramente più efficace sopratutto nei casi più resistenti, infatti, gli psicofarmaci, da soli non sembrano essere in grado di rispondere a tutte le problematiche che provengono dal disturbo anche perché la matrice psicologica del disturbo può essere elaborata in psicoterapia.
Il farmaco aiuta a controllare i sintomi, ma non a risolvere la matrice composta da pensieri disfunzionali, tipici di questo disturbo.
Inoltre la cronicità del disturbo, la resistenza all’utilizzo dei farmaci, l’insorgenza di effetti collaterali, la possibilità di ricadute dopo la sospensione delle terapie, la vulnerabilità alla riacutizzazione di fronte a nuovi stimoli stressanti, le pesanti implicazioni sul piano emotivo ed esistenziale sono elementi che orientano verso un trattamento combinato o non di questo disturbo d’ansia.

Nessun commento:

Posta un commento