giovedì 22 giugno 2017

Psicoterapia cognitivo-costruttivista dei disturbi sessuali

Come in tanti sapete a seguito della mia formazione quadriennale in sessuologia clinica all’Istituto di Sessuologia Clinica di Roma, centro accreditato dell’European Federation of Sexology e la Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica, ho proseguito il mio percorso specialistico in psicoterapia cognitivo-costruttivista. Il mio percorso ha consentito di integrare queste due eredità e di applicare il modello costruttivista anche alla sessuologia clinica e il trattamento delle disfunzioni sessuali, in setting individuale e di coppia.
In ottica costruttivista, la psicoterapia dei disturbi sessuali sostituisce la tacita costruzione della sessualità problematica con l’elaborazione e la ricostruzione dell’esperienza sessuale all’interno delle relazioni nelle quali è anticipata e messa in atto.
Come ha sottolineato Winter (1988), le disfunzioni sessuali non sono considerate dai terapeuti costruttivisti sintomi da curare, ma come insoddisfacenti soluzioni ai dilemmi dei clienti che emergono nell’anticipare l’esperienza sessuale. Non ci sono standard normativi di funzionamento e il terapeuta concorda gli obiettivi durante lo svolgimento della terapia. Gli obiettivi possono includere l’aumento del desiderio, l’efficienza dell’erezione, la riduzione dell’ansia da prestazione ed altri obiettivi tipici delle terapie sessuali. Un ulteriore fine delle terapia sessuale ad indirizzo costruttivista può aiutare il cliente a comprendere la sua attuale e soddisfacente esperienza sessuale (anche se non normativamente “funzionale”) e condividerla con il partner.
Secondo questo approccio, lavorare sull’ansia da prestazione può essere utile nel favorire un miglioramento delle funzioni sessuali in generale. Anche essa infatti può essere concettualizzata come un’interruzione del ciclo della risposta sessuale causato dalla focalizzazione della persona sull’evitare situazioni spiacevoli o esperienze deludenti più che un reale investimento in ambito erotico.
Secondo questa concezione, in molti dei disturbi sessuali, una strategia d’intervento focalizzata sull’ansia da prestazione includerebbe i diversi tipi di problemi dati dalle sue implicazioni.
Ci sono infine tre chiari approcci d’intervento derivanti da questa cornice teorica: il primo è quello di aiutare il paziente a ricostruire le situazioni sessuali come esperimenti a cui partecipa piuttosto che performances. Elaborare la differenza tra prestazione ed esperimento, il conseguimento di un risultato e l’esplorazione, può permettere al paziente di costruire situazioni sessuali con anticipazioni più focalizzate sull’erotismo (piuttosto che sulle risposte fisiche, o sulle conseguenze di un fallimento che sono obiettivi inerenti al raggiungimento di una buona performance).
Il secondo approccio implica l’elaborazione della gamma degli stimoli erotici che possono essere utili punti di attenzione durante l’incontro sessuale. Molte persone posseggono uno scarso repertorio di stimoli che possano in modo affidabile anticipare un obiettivo erotico. Inoltre tabù culturali, scarsa informazione ed educazione sessuale fanno sì che la maggior parte della comunicazione in merito a questi stimoli avvenga in contesti in cui c’è una forte richiesta di caratteristiche prestazionali (come ad esempio in un gruppo di pari dello stesso sesso). La stanza della terapia può rappresentare un potente contesto libero da condizionamenti ed aspettative in cui elaborare gli stimoli sensoriali che possono produrre in un contesto sessuale, piacere erotico. Il terzo approccio all’ansia da prestazione comprende una ricostruzione dell’esperienza di ansia stessa. La relazione ansia-disturbo è divenuta costellatoria per molte persone.
Dal momento che l’ansia diminuisce l’attivazione sessuale, una persona che la percepisca spesso inizia ad anticipare un funzionamento sessuale insoddisfacente. Non è tanto un’attivazione connotata da ansia che impedisce un corretto funzionamento sessuale, quanto il focalizzarsi su aspetti “non sessuali”. Così ricostruendo l’ansia come una reazione naturale anche nella risposta alla stimolazione sessuale può interrompere l’anticipazione del fallimento. Diventa così un obiettivo della terapia aiutare gli individui a sperimentare in maniera creativa modi per ottimizzare la loro ansia (invece che minimizzarla).
Questo può anche implicare provare nuove esperienze sessuali (posizioni, zone erogene, sex toys che il paziente non ha mai provato) con l’intento di produrre “ansia” associata all’attivazione sessuale e non alla preoccupazione sulla performance.
Un ulteriore esempio di utilizzo della cornice costruttivista può riguardare quegli interventi inerenti conflitti tra domini/sistemi: ad esempio nelle donne spesso le difficoltà a raggiungere l’orgasmo sono spesso causate da una validazione delle anticipazioni sul ruolo di genere ed erotiche. Molti di questi conflitti sfociano infatti in aspettative di genere molto strette e rigide. Il terapeuta costruttivista può aiutare in questo caso, la donna ad ricostruire la propria sessualità includendo sia la capacità diessere buona/completa/moralmente corretta, sia il piacere connesso all’attività sessuale.
Studio di consulenza psicologica e psicoterapia
Dott. Antonio Dessì
Via Agrigento 1 –  Cagliari
Cellulare di servizio: 3921350189